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Si tratta di un’interpretazione più sperimentale del vitigno, che ne amplifica la dimensione espressiva rispetto alle versioni più tradizionali.
Il risultato è un vino che sviluppa una maggiore struttura, con un profilo più ricco e una complessità aromatica più marcata, grazie all’interazione prolungata con le bucce e i lieviti.
Il nome stesso suggerisce la ricerca di un “luogo del buono”, un equilibrio ideale tra la forza acida del territorio morenico e una morbidezza estrattiva raggiunta attraverso tempi di lavorazione più dilatati.
Il protocollo produttivo di Eutopia si differenzia per una selezione parcellare mirata, dove le uve godono di esposizioni ottimali che permettono di raggiungere una maturazione zuccherina e fenolica leggermente più avanzata.
In cantina, la tecnica mira a conferire volume: la fermentazione e il successivo affinamento avvengono in vasche di cemento o acciaio, con un breve contatto sulle bucce di 20 giorni e una sosta prolungata sui lieviti fini per circa 6 mesi.
Questo contatto prolungato, spesso accompagnato da batonnage periodici, permette la cessione di mannoproteine che levigano le spigolosità acide del vitigno, conferendo al sorso una maggiore densità e complessità aromatica.
Alla vista, il vino mostra una livrea giallo paglierino intensa con riflessi dorati già accennati, segno della lunga evoluzione in vasca.
Al naso, il profilo è ampio e stratificato: non si limita ai sentori primari agrumati, ma spazia verso frutta a polpa gialla matura (pesca, nespola), note di erbe officinali, fieno secco e una delicata nuance di miele millefiori. La componente minerale è più scura e persistente, con richiami alla pietra focaia.
In bocca, l’Eutopia stupisce per l’equilibrio tra massa e dinamicità. L’attacco è potente e volumetrico, quasi materico, ma viene immediatamente risollevato dalla spalla acida, firma stilistica di Ilaria Salvetti.
La sapidità è perfettamente integrata nel corpo del vino, portando a una chiusura lunga, sapida e coerente con il profilo olfattivo.
È un vino con una capacità di invecchiamento fuori dal comune per un bianco fermo, evolvendo nel tempo verso note balsamiche e terziarie.
Rappresenta la scelta d’elezione per chi cerca nell’Erbaluce un vino di grande respiro, capace di reggere il confronto con i grandi bianchi europei da invecchiamento.
Bottiglie che parlano la stessa lingua.
Erbaluce macerata: Ilaria gioca con l’innovazione ottenendo un vino dai profumi unici e una struttura in grado di reggere anche piatti più impegnativi e grassi.
Il tutto è sempre sostenuto dalla tipica acidità del vitigno e dalla spiccata sapidità dell’anfiteatro morenico di Ivrea, che conferiscono equilibrio e tensione al sorso.
È un vino ideale per l’abbinamento con carni bianche come coniglio o pollame nobile, pesci d’acqua dolce in preparazioni elaborate, sformati di verdure con fonduta e formaggi erborinati leggeri.